TERME DI SALICE, ANCHE DIONISI GETTA LA SPUGNA

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Terme di SaliceE così lascia anche l’imprenditore romano Davide Dionisi. Ci hanno provato in tanti a rilanciare le Terme di Salice, dopo l’inarrestabile declino dell’ultimo decennio. Ma nessuno è riuscito ad arginare una emorragia ormai vasta, che ha portato a ridurre i dipendenti a 5 e a lasciare tante altre famiglie senza stipendio da mesi. Fino alla chiusura anticipata dello scorso Ottobre per una pausa invernale più lunga del previsto. E che a questo punto rischia di essere definitiva. Ha lasciato, seppure a malincuore, una bandiera di queste Terme come il direttore Luisella Piedicorcia, attuale sindaco di Godiasco-Salice Terme: lavorava tra queste mura dal 1993. Peccato che in pochi siano consci del fatto che le Terme non siano un patrimonio solo di Salice ma dell’intero Oltrepo. Provate un po’ a fare un giro per la ex località termale e ve ne renderete conto di cosa significhi il mancato indotto generato dallo stabilimento da qualche mese a questa parte. Mancato turismo significa mancati introiti per i pochi commercianti rimasti aperti. I debiti, nel corso degli anni, sono lievitati ad oltre 10 milioni di euro, tra Terme di Salice srl e AD Terme. “Io non ho più la forza di lottare da solo contro tutti – dichiara quasi in un atto di resa Davide Dionisi -. Non posso sobbarcarmi ulteriori 400 mila euro per poter ripianare gli stipendi degli ex dipendenti e riaprire questa primavera, dopo aver già sborsato 120 mila euro per la causa con l’ex direttore generale. Senza contare i vincoli del Comune e di chi ha stipulato accordi negli anni passati che di fatto impediscono di poter lavorare”. Ora Dionisi sta cercando nuovi acquirenti sia a Roma che a Milano. Interessate Terme Milano QC, che vantano anche altri stabilimenti nel nord Italia, da Boario a Pozza di Fassa. Ma tutti alla fine indietreggiano di fronte a quella mole di debiti, che rischia di sommergere l’intero Oltrepo Pavese. Ma come si fa ad accumulare 10 milioni di debiti, è la domanda che si pongono in molto..E a scendere da 20 mila presenze a 8000 nell’ultimo decennio..Eppure il termalismo italiano ha molto da offrire. Basta darsi una occhiata intorno, da Sirmione a Pre Saint Didier, senza andare a Bormio o Merano, considerati un po’ l’eccellenza..Piange il cuore nel vedere un Grand Hotel chiuso da anni, sul quale sono stati ipotizzati diversi progetti di rilancio. Senza contare il parco che circonda le Terme, ombra di quel parco che ha ospitato importanti concorsi ippici internazionali, fino ad arrivare al ritiro della Juventus. E quelle acque che hanno un potenziale dalle mille risorse: dalla fonte Montalfeo sgorgano quelle sulfuree, le più ricche di idrogeno solforato d’Italia, mentre dalla fonte Sales escono quelle salsobromoiodiche, con una concentrazione di Sali minerali di dieci volte superiore a quelle dell’acqua marina. “A Salice si sogna e si guarisce”, recitava l’ultima campagna di marketing. Permetteteci almeno di sognare ancora e di vedere riaperto quello stabilimento attraverso una sinergia tra imprenditori locali, che prima dovrà necessariamente passare un duro concordato preventivo. Perché solo chi ama veramente l’Oltrepò può rilanciarlo, con la testa ma soprattutto con il cuore. Forza, c’è nessuno disposto a mettersi attorno ad un tavolo? Noi ci siamo!