SGARBI AI PAVESI: RIPROVIAMO A RICOSTRUIRE LA TORRE CIVICA

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“Io avevo trovato i fondi nel 94 per la ricostruzione della Torre civica di Pavia. Ora potremmo ricominciare a ricostruirla. Si potrebbe fare, non fare..sempre il solito dibattito..perchè poi c’è chi dice che sembrerebbe un falso..allora io rispondo: meglio un falso che niente..”. Vittorio Sgarbi si è rivolto così ai pavesi che hanno gremito il Collegio Ghislieri di Pavia. Ma con una precisazione, che sfocia in una delle sue numerose incursioni politiche: “Però meglio pensare a reperire fondi per la Torre con il prossimo governo. In questo ci sono dei comici naturali, tassano la plastica e le merendine, tolgono il crocifisso, tolgono lo scudo penale ad Arcelor Mittal e causano il disastro di Taranto..per questo tra un po’ il governo cade..e io, con i prossimi interlocutori, tornerò qui a Pavia e valuteremo il da farsi sulla Torre..
Si è poi passati all’argomento del giorno, ovvero “La bellezza dell’arte”. E Sgarbi anche qui pronto ad incalalzare e a provocare a tutto tondo, con la sua inconfondibile dialettica condita di linguaggio non proprio consono al posto che lo ospitava (ma anche questo è il personaggio che si è costruito nel tempo): “La bellezza dell’arte è una ca…..perchè è una ovvietà: l’arte è in quanto è bella. Ma la bellezza rende bello anche il brutto. Una persona o un dipinto particolarmente brutto se dipinto bene diventa un capolavoro. Se un’opera entra in un museo cominci a sospettare che sia un capolavoro..c’è poi da considerare lo stupore della persona semplice davanti all’arte che nel 900 crea una voragine tra sé e il popolo. L’arte è universale, non popolare, è sempre stata staccata dal popolo. Quindi l’equivoco c’è. La cappella degli Scrovegni a Padova, per esempio, primo monumento dell’arte contemporanea, in origine era una cappella privata. Come la Cappella Sistina a Roma. Quindi l’arte esprime una potenza straordinaria di assoluta distanza.
Quando i grandi padri della nostra didattica, da Gentile a Croce, concepiscono l’arte lo fanno in modo verbale. Quando la grande editoria capisce la storia dell’arte entra nelle nostre case prima che nelle scuole, una componente formidabile rispetto alla letteratura, che non è conosciuta all’estero. Come la musica italiana, che si ferma sempre dentro i confini nazionali e non riesce ad essere divulgata altrove.
Invece la fotografia ci mette davanti ad una condizione nuova: poter raccontare le immagini..però la fotografia rende inutile molta pittura. Quindi un buon fotografo può essere considerato un buon artista. E la stessa cosa magari non la si può dire per un pittore”.
Sgarbi torna più volte sul concetto che la bellezza dell’arte sia un concetto variabile: “Il momento più alto dell’arte italiana si chiama Rinascimento..il momento successivo si chiama Neoclassico..quindi la bellezza dell’arte è una parola senza senso..come pure l’arte della bellezza..la capacità di saper fare per produrre arte che sia bella..Dio si è fermato a fare la natura e l’uomo ha costruito, ha dipinto, ha allungato..la bellezza del mondo è opera dell’uomo, ispirato da Dio. Noi abbiamo qualche dubbio che Dio esista, però abbiamo l’arte che ci viene in aiuto per toglierci questi dubbi.. E poi dobbiamo immaginare che l’arte possa produrre una bellezza di cui noi abbiamo un concetto relativo..Per esempio Van Gogh era un pessimo pittore. Mentre Antonio Ligabue era un autodidatta..allora, l’arte è istinto o è regola? Ancora, in letteratura: Leopardi è un poeta sublime perché è coltissimo ma è semplice. Non c’è niente di più difficoltoso dell’essere semplici..
L ’arte della bellezza è il tentativo di ricondurre l’immagine dell’uomo e della donna a dei canoni che si ritiene siano riconducibili alla bellezza. La bellezza dell’arte invece continua a ritenersi un concetto astruso: uno che ammira Giotto dovrebbe odiare Picasso. Invece non accade. Cerchiamo inoltre di capire in che modo l’arte rispecchia il nostro tempo: ci siamo lasciati alle spalle un secolo difficile, un secolo breve, in cui non c’è un eroe, in cui accadono tante disgrazie, grandi frustrazioni, violenze, turbamenti. Il 900 si apre proprio con l’urlo di Munch, abbastanza ben dipinto, indica il passaggio da un’epoca in cui noi siamo protetti da Dio a quest’urlo che annuncia le sofferenze dell’uomo. E poi ecco il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, che rappresenta una specie di pala d’altare in orizzontale..quella camminata in avanti è la consapevolezza dell’uomo che non può chiedere niente a Dio perché non può sperare nella misericordia, nelle grazie, visto tutto ciò che combina sulla terra..e quindi non c’è più il cielo. Ecco, questo è il primo dipinto di pittura moderna italiana, cancella di colpo tutta la pittura di arte religiosa dei secoli passati. Un secolo senza Dio. Dio c’è nella coscienza. Ma la pittura non lo rappresenta più. E le poesie di quel periodo ci dicono la stessa cosa, vedi per esempio Montale. C’è il fascismo che combatte una sua storia colonialista di potere, i pittori più importanti si nascondono. Il 900 è il secolo in cui si gioca un relativismo storico senza precedenti, tutto si va a sfaldare con le guerre…quando vedete l’arte informale vedete una catastrofe dell’uomo, che patisce una violenza senza fine. Vedete l’Olocausto che quacche pazzo oggi vorrebbe rinnegare. Siamo di fronte ad una Babele così complicata che si capisce come l’arte ne porti le conseguenze”.