RICORDO DI ROSA MAZZOLENI, SIMBOLO DELLA PAVESITA’

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mazzoleni rosaA fine Novembre se ne è andata una grande poetessa dialettale pavese. Rosa Mazzoleni, classe 1929, aveva un infinito amore per la sua Pavia, era un volto familiare tra i suoi concittadini, avendo partecipato a numerose rassegne di poesia, di teatro, spettacoli, in cui sapeva mettersi in gioco come poche, con la sua calma e semplicità, con quel suo sorriso sempre distensivo, con quella sua gentilezza d’animo. Noi di Feste&Patroni l’abbiamo incontrata più volte, ha sempre partecipato a molti concorsi, come “Il Sabato del Villaggio” di Porana o il Concorso Internazionale Città di Voghera, ottenendo spesso primi piazzamenti o premi speciali.  Tra le sue opere liriche più amate ricordiamo “Una ratèra”, ode al buon vicinato, alle cosiddette case di ringhiera che costituivano un agglomerato di famiglie amiche in città. O ancora “Ciao Tisin”, dedicata al suo amato fiume Ticino, dove faceva lunghe passeggiate: “Quel bel fiume dal quale rimango sempre incantata – ricordava -. Quel fiume che, dopo aver accarezzato il Ponte Vecchio, mai stanco, corre ad abbracciare il Po”. Durante i funerali il parroco della Sacra Famiglia di Pavia, Don Vincenzo Migliavacca, ha sottolineato come Rosa fosse “proprio come i poeti che crescono in età ma rimangono capaci e raccontare il mondo con occhi da bambini”. Al termine della cerimonia un altro poeta pavese, Giovanni Segagni, ha ricordato l’amica soprattutto per “l’enfasi familiare che la distingueva nel porgere le sue opere poetiche con quel tono schietto nel quale si ravvisavano la semplicità e spontaneità che caratterizzano il parlare dei pavesi”. Ma Rosa Mazzoleni era anche una brava cuoca, e spesso ci deliziava con i suoi dolcetti, quando partecipava ai pranzi comunitari, alle serate di poesia, ai raduni dell’associazione.

Sin da ragazzina Rosa amava parlare con la sua gente, complice anche il rapporto che ha saputo creare con i clienti della “Bottega del Caffè” che conduceva con il padre. Poi si dilettava a scrivere quello che le dettava il cuore e, per perfezionare la sua passione, si iscrisse ad un Centro Culturale di Milano grazie al quale ha partecipato a diverse manifestazioni poetiche vincendo, tra l’altro, parecchi premi: alla Terrazza Martini, alla Sala del Grechetto, alla Sever, al Circolo Cenisio, etc.

“Tra i tanti  riconoscimenti – sottolineava – quello che mi ha dato più soddisfazione è stato al Teatro S. Giorgio, quando, il cantore più grande di tutti tempi di Pavia, lo scrittore Mino Milani, mi ha presentata, come lui solo sa sempre fare, al folto pubblico accorso per ricordare il nostro celebre fotografo Guglielmo Chiolini.  Mentre leggevo la poesia che avevo dedicato a questo grande personaggio pavese, dopo aver ascoltato le belle parole di Milani, mi sono sentita veramente importante e non finirò mai di ringraziarlo”.

Rosa amava e conosceva la sua città come pochi: “Sono orgogliosa di essere pavese – raccontava – al punto che, quando mi capita di allontanarmi per qualche giorno, il rientro mi riempie di felicità e vorrei avere le braccia lunghe qualche chilometro per poterla abbracciare tutta”.

Nel Giugno 2017 era orgogliosa di presentare al Circolo Regisole di Pavia la sua raccolta di poesie dal titolo “La puesia la ta strengia al cor”, che fa parte della collana “Puesi paves”: “È una raccolta delle mie poesie più care – ha spiegato – Le ho volute leggere ad alta voce e in dialetto, quelle dedicate a Pavia, al Ticino soprattutto. Ho spiegato anche che cosa significa comporre versi per me: ormai sono anziana, ma la lirica è sempre stata l’unico mezzo che ho avuto nella vita per esprimermi davvero, essendo timidissima”.

Ci piacerebbe che l’Amministrazione Comunale di Pavia pensasse a lei istituendo un Concorso di Poesia Pavese annuale e omaggiandola con un San Siro alla memoria il prossimo 9 Dicembre.

Ora Rosa riposa in cielo con il suo Mario, e chissà lassù quante altre belle poesie racconterà..

 

VOIA DA STRAFUGNAL (VOGLIA DI ABBRACCIARLO)

Ci piace ricordare Rosa Mazzoleni con una delle sue numerose poesie che ci ha inviato per la pubblicazione. Avevamo l’imbarazzo della scelta, abbiamo scelto una immagine tenera, quella di un bimbo appena nato che lei ha voluto descrivere con tanta semplicità e dolcezza. Lasciamo la sua versione in vernacolo e in lingua e la sua firma originale, come una sorta di forma di rispetto verso una grande donna che ha lasciato una impronta indelebile nella cultura e nella tradizione pavese.

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