LA VALLE STAFFORA

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A cura di Antonio Di Tomaso

 

Conca di smeraldo dalle mille sfaccettature, ognuna con una propria sfumatura di colore e di profumo. Profumano i tigli, i pini, gli innumerevoli fiori che mettono macchie di colore lungo le strade, nelle radure e nel boschi: profumo di terra incontaminata, di piccole sorgenti nascoste, di funghi, di felci rigogliose, di erica e di ginestra, di aria pura che accarezza ed avvolge tanta bellezza.
Dai monti scende un nastro d’argento, lo Staffora, che divide la stretta valle ma non la separa e dalle sue rive nascono colline e monti stupendi che cambiano volto ad ogni stagione e colore ad ogni ora del giorno: colori indecisi, sfumati alle prime luci dell’alba; vivi, splendidi e splendenti di rugiada quando il sole nascente li illumina al mattino; decisi, forti alla luce calda del mezzogiorno, per divenire, poi, quasi dorati al tramonto. Tramonti di fuoco incendiano l’orizzonte a ponente, tutta la valle imbruna, si allungano le ombre, mentre il rosso diventa porpora, con guizzi di tonalità che variano continuamente: impossibile fissarli, fermarli, ed ogni tramonto ha un fascino antico e sempre nuovo che ti avvicina alla sera senza farti rimpiangere la splendida bellezza del giorno che muore.
Sulle alture e sui monti circostanti è una fioritura dì piccoli, antichi villaggi e paesi, immersi nel verde, dominati da un campanile, a volte anche da un’antica torre, unici ad emergere sopra le chiome degli alberi e il suono argentino delle campane si diffonde e si perde nell’azzurro del cielo, unendosi al canto degli uccelli nascosti tra le foglie che, mosse dal vento, offrono, a chi sa ascoltare, la più stupenda melodia.
Testo di Maria Grazia Storti