La storia di Varzi

Facebooktwittermail

Storia di Varzi 2Varzi vale veramente la pena di viverla e conoscerla. L’occasione ci è stata data anche qualche settimana fa, con la presentazione in Castello del libro di Fiorenzo Debattisti “Storia di Varzi”, il borgo e la Valle Staffora nel XVIII e XIX secolo, Guardamagna editore. Ecco la presentazione del libro fatta da  Enrico Odetti di Marcorengo: “Una storia importante di commerci e di pellegrinaggi, di arte e di natura che ancora in pochi conoscono, ma che merita di essere raccontata, leggendo, talvolta rileggendo, i documenti che gli archivi ci hanno consegnato.
Quando Fiorenzo Debattisti mi ha coinvolto nella sua ricerca storica, il Castello di Varzi era nel pieno di una imponente ristrutturazione che la mia famiglia, da tempo proprietaria del complesso, aveva coraggiosamente intrapreso e che oggi ha pressoché concluso. Con un obbiettivo importante: oltre al recupero della nostra storia e di un edificio che ne è divenuto il simbolo, si partì con l’ambizione di restituirlo al ruolo importante che questo insieme di edifici che fu la Rocca dei Malaspina ha avuto nei secoli. Un ruolo di potere, legato al controllo della strategica Via del Sale, di cui Varzi fu uno dei centri nevralgici, ma anche un ruolo baricentrico che la dimora dei Malaspina ha avuto sul territorio.
Farne allora un centro di cultura, restaurato e valorizzato, significava quindi non soltanto veicolare la storia di una famiglia che per queste zone fu di capitale importanza. O narrare, attraverso l’architettura del castello e dell’abitato che gli si stringe intorno, quella complessa rete di relazioni diplomatiche o sociali che ne sono la base. Restituirlo al suo ruolo significava farlo ritornare a essere quell’elemento di richiamo capace di accrescere culturalmente questo territorio. Significava usare il peso della sua lunga e ancora poco conosciuta storia come una bandiera, per raccontare il caleidoscopio di bellezze di questo lembo di terra oltre il grande fiume. Significava quindi, nel pieno senso del termine, restituirlo a nuova vita.
I documenti storici lacunosi o ancora in parte inesplorati attendevano il lume di una lettura ad ampio raggio, come quella che si srotola tra le pagine di questi volumi dove l’urbanistica si intreccia con la storia sociale, la politica con l’architettura, perché è così che se ne possono comprendere le motivazioni.
Un racconto paziente e intenso di ciò che era noto e di ciò che ancora non lo era, fatto con la voce appassionata di chi ha saputo immergersi nella sua storia”.