“LA PACE DONO MERAVIGLIOSO DI DIO”: EVENTO C.R.I. IL 14 DICEMBRE A VOGHERA

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Benedetto XVLe Infermiere Volontarie ed il Comitato di C.R.I. Voghera, per le conclusioni del centenario della Prima Guerra Mondiale, organizzano un incontro tenuto da Don Lorenzo Mancini (Prefetto del Seminario di Pavia). “La pace, dono meraviglioso di Dio” è il titolo dell’evento in programma Venerdì 14 Dicembre a partire dalle ore 20,30 presso il Convento dei Padri Francescani di Voghera. Ma è anche il titolo dell’enciclica di Benedetto XV, promotore della pacificazione mondiale. Era il 23 maggio 1920, festa di Pentecoste, quando il Pontefice, pur compiacendosi per la cessazione delle ostilità, esprimeva preoccupazioni per il futuro che vedeva ancora gravido di tensioni. Nella sua prima enciclica “Ad beatissimi” del 1914 aveva bollato la guerra come “manifestazione, sopra ogni altra odiosa, del predominante disordine morale” e da qui era partita la sua campagna di pressanti appelli alle grandi potenze per evitare quella che poi, una volta scoppiata, avrebbe definito “inutile strage”, “orrenda carneficina che disonora l’Europa”, “fosca tragedia dell’odio umano e dell’umana demenza”.

Fu il Papa della Prima Guerra Mondiale: inascoltato, incompreso, anche oltraggiato dai portavoce e dalla stampa delle parti belligeranti, compresa l’Italia, in un mondo che sembrava allora dominato dal fanatismo interventista e dal culto della guerra ad ogni costo. Rimase inascoltata, senza risposta, anche la lettera inviata il 1° agosto 1917 ai Capi dei popoli coinvolti dal conflitto, nella quale Benedetto XV dichiarava, da parte sua, “una perfetta imparzialità verso tutti i belligeranti, quale si conviene a chi è Padre comune e tutti ama con pari affetto i suoi figli”, e auspicava, come punto fondamentale, che “alla forza materiale delle armi sottentri la forza morale del diritto”. Una linea, quella della imparzialità, che sarà ripresa da Pio XII nel definire la condotta della Santa Sede durante la seconda guerra mondiale.

Inascoltato ma non scoraggiato, Benedetto XV si prodigò in mille modi per alleviare le sofferenze delle popolazioni colpite dalla guerra. Le iniziative in tal senso, su scala mondiale, furono una costante del suo pontificato, a incominciare dai contatti con le famiglie e al rimpatrio dei prigionieri e dei feriti (700.000 le pratiche evase dagli appositi uffici istituiti in Vaticano e preso le nunziature) fino all’assistenza dei profughi e dei rifugiati e all’invio di denaro, alimentari, medicine e altri generi di necessità in diverse nazioni europee, in Armenia, Siria, Libano, Turchia, finanche in Russia e Cina devastate dalla carestia. I turchi, caso insolito, per questa sua opera gli innalzarono un monumento a Istanbul.