Canti e suoni della valle Staffora

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L’Oltrepò Pavese è una terra di tradizioni: buona cucina, musica popolare, ballerini e cantori. Se ci fosse stata l’opportunità molti avrebbero potuto studiare canto con successo. Ma qui non è accaduto e le belle voci, forti e intonate le possiamo ascoltare nei canti in Chiesa e … dalle finestre delle loro case. Nei centri più importanti della zona si sono formati da tempo alcuni Cori la cui presenza è richiesta anche in ambito regionale e nazionale. Ma, nelle piccole frazioni, i Cori si fanno tra amici e sono i più spontanei. Ogni occasione è buona per ritrovarsi: una merenda, un anniversario, una festa paesana. Il canto prende più vigore e slancio dopo un bicchiere di buon vino, quando una lieve ebbrezza sostiene i cantanti che possono continuare per un intero pomeriggio anche senza il sostegno di qualsiasi strumento musicale. Sono vecchie canzoni popolari e chi ascolta le ritrova nei propri ricordi d’infanzia. A volte c’è una fisarmonica, tante volte accompagnata dal piffero, vecchi strumenti musicali che qui sono ancora molto vivi. Sorprende la loro capacità di cantare a più voci creando un’atmosfera d’altri tempi. Un bisogno di suoni e di suoni piacevoli c’è in ognuno di noi. E’ quello che fa accendere la radio alle casalinghe che sfaccendano in casa e le radioline agli artigiani che lavorano da soli. Ascoltare notizie e musica fa compagnia e rende meno pesante la giornata di lavoro.Un suono piacevole della valle è anche quello delle campane. Gli spazi e le colline circostanti fanno da cassa di risonanza e prolungano i rintocchi. Peccato che siano solo nastri su cui sono registrate le campane di qualche grande cattedrale.Personalmente avrei preferito, se pur registrato, il suono di quelle tenere campanelle delle chiesine di Toscana che forse hanno ancora un campanaro.Al mattino, quando il cielo è terso e l’aria pulita ci dà nuovo vigore, c’è sovente un agricoltore che, alzandosi di buon umore si prepara ad avviarsi al lavoro nei campi. Avvia il suo mezzo agricolo e parte cantando a gran voce. Riesce a sovrastare lo sferragliamento del suo trattore col suo canto che si diffonde fra le colline e i campi coltivati. E’ un uomo felice! “Canta che ti passa”. Questa  frase l’abbiamo già sentita, ma forse non tutti sanno che la prima volta è stata scritta in una trincea nella guerra 1915-1918. è commovente pensare a quei nostri soldati ai quali qualcuno propose di cantare per allontanare la paura, il pensiero della precarietà della vita e la nostalgia di casa. Il canto può aiutare. Anche noi, a volte.Chi ama la musica non può non amare il ballo. Si balla volentieri da queste parti, in ogni stagione dell’anno. I vecchi raccontano che, in mancanza di sale adeguate si ballava nei portici vicino alle stalle; bastava un’armonica ad accendere la festa. Le donne anziane ricordano il tempo in cui, da ragazze, lasciavano il paese per andare a lavorare come mondine nelle piantagioni di riso. Il lavoro era duro. Dicono che, in tanta fatica, le sosteneva il canto con le compagne e l’attesa del giorno festivo in cui avrebbero potuto ballar sulle aie di quelle grandi cascine. Nella stagione estiva ogni piccola frazione, ogni paesello propone una serata di festa ai villeggianti. I manifesti occhieggiano dai muri nelle strade e c’è solo l’imbarazzo della scelta. La formula vincente è, come sempre, “us mangia, us beva e us bala”. Dopo esserci rifocillati ci si trova nelle migliori condizioni per apprezzare la musica e il ballo. Un piffero, una fisarmonica, una chitarra, compiono la magia e trascinano in un bel sogno la gente semplice che assapora una serata speciale. Tutti intervengono a queste “feste paesane”. Ballano i giovani accanto agli anziani e non è escluso che una giovane mamma volteggi felice con il figlioletto in braccio. Il piccolo resiste al sonno e non vuole per nulla essere escluso dalla festa. La musica addolcisce anche l’animo dei più anziani che siedono con le mani in grembo ai bordi della pista da ballo mentre i ricordi riaffiorano. Si fanno quasi le ore piccole. L’ultimo ballo, l’ultimo pezzo, il più richiesto, come l’ultimo bel fuoco d’artificio, chiude la serata. Buonanotte! Buonanotte… Torna pian piano il silenzio. Un silenzio che sfiora l’infinito. La musica perfetta.

Testo di Angela Seassaro, Bosmenso 15 gennaio 2007
Foto di Antonio Di Tomaso