ADALBERTO E IL CAMMINO DI SANTIAGO

Facebooktwittermail

adalberto ravazziniAdalberto Ravazzani è un giovane studente di filosofia che nel 2016 ha compiuto il “cammino di Santiago de Compostela”  e nell’ Agosto di quest’anno il cammino verso la “via  degli Abati” , con meta a Bobbio.

Adalberto perché hai scelto di compiere questi cammini?

Tutto è nato dallo stimolo che mi hanno garantito le mie letture sulla storia medievale e sul cristianesimo. Migliaia di fedeli durante l’età di mezzo, da ogni parte di Europa, si mettevano in viaggio, affrontando  con coraggio le difficoltà climatiche e fisiche per raggiungere la meta spirituale. Lo stesso Cristianesimo è una religione che ha la propria radice nella prassi, destando l’animo dei fedeli, preservandolo  da ogni possibile immobilità o agio.

Da dove deriva il termine Pellegrino?

Vi è una parola di origine Latina che lo descrive perfettamente: l’etimologia richiama il “per ager” ovvero “ attraverso i campi”, indicando simbolicamente la dimensione  “rustica” del cammino. In senso Teologico il “peregrinus” richiama la dimensione dello “straniero.” Per il cristianesimo l’uomo è Pellegrino in questa terra, esule da uno stato originario di perfezione a causa de peccato originale. Lo snodarsi del viaggio richiama la nostalgia verso quella terra originaria da dove proveniamo, e dove vogliamo ritornare. La fede, in questo senso, è una fiducia totale nella provvidenza, nonostante le fatiche che siamo disposti ad affrontare.

Il pellegrinaggio per eccellenza si svolge quindi a Santiago?

Certo, a Santiago de Compostela, in Spagna, dove sono sepolti i resti di San Giacomo, fratello di Giovanni, i figli di Zebedeo. L’apostolo di Santiago aveva provveduto a portare il Vangelo ovvero la buona novella  in Spagna. Durante il medioevo era uno dei cammini più significativi e più battuti dai fedeli. Vi era anche il pellegrinaggio verso Roma: i pellegrini che si dirigevano verso la città simbolo della nostra religione venivano chiamati “Romei.” Successivamente si imbarcavano per la terra Santa.

E il cammino verso la “via degli Abati”?

Il cammino verso la “via  degli Abati” giunge a Bobbio e permette una conoscenza diretta del nostro territorio e delle nostre zone. Sono partito da Garlasco, ho ammirato i panorami, i percorsi, i tramonti. Ho avuto modo di riflettere sulla mia esistenza, sulla mia terra, sul mio percorso futuro. Questo cammino mi ha aperto gli occhi sulla nostra dimensione spirituale, la nostra terra come spirito del nostro popolo e delle nostre radici profonde.

Che cosa ha di tanto spirituale quindi questo percorso?

Non solo il territorio, ma un patrimonio immenso… a Bobbio troviamo la storia e la traccia immortale di San Colombano. Fu un grande Santo, un uomo di immensa fede, non a caso è uno dei padri spirituali dell’Europa. L’idea di Europa, per Colombano era quella di un’entità indissolubile, che permettesse ai popoli di unirsi, nella diversità, grazie al Cristianesimo. Lo stesso Benedetto Croce, grande filosofo del Neo idealismo Italiano, affermava che non possiamo non dirci Cristiani, poiché è in questa visione del mondo che si sono plasmati i valori autentici.

La soddisfazione più grande all’arrivo?

La pergamena che mi hanno compilato e timbrato, il dolore alle gambe, l’emozione, la fatica… e anche il potersi distendere per riposarsi dopo il lungo percorso.

Ora quali sono i tuoi progetti futuri?

Vorrei poter scrivere in un giornale, vorrei condividere le mie idee, la mia voglia di fare ai giovani, alle persone, per poter affidarsi a qualcosa di davvero importante, di credere nei valori, di tirar fuori tutto il meglio che c’è in loro. Come nel cammino bisogna lottare, sfidare i pronostici, dare testimonianza.

Consigli a tutti il cammino?

Certo, zaino in spalla e via, ma con una raccomandazione: abbiate il coraggio di conoscere la vostra terra e le vostre origini, abbiate il desiderio di lasciarsi “rapire dalle emozioni” che la natura nostra ci dona.

Davide Campagnoli